24 GIUGNO: FESTA DI SAN GIOVANNI

Il 24 giugno si celebra a Firenze una delle sue feste più importanti: quella del santo patrono, ovvero San Giovanni Battista. E’ in questa data che la Chiesa, infatti, festeggia la Natività del santo considerato il Precursore di Cristo, e colui che introdusse il battesimo nell’acqua come forma di purificazione.
Molti sono gli eventi che si dispiegano in città durante la giornata di festa.  Ma come mai San Giovanni Battista è così importante per Firenze?

La devozione della città a questo santo è evidente in tante opere, in cui l’ iconografia classica lo ritraeva o come un bambino, Giovannino, insieme a Maria e al Bambino, o da adulto, coperto di pelli di cammello, a ricordare la sua vita di asceta nel deserto. A Firenze il monumento principale a lui dedicato è, appunto, il Battistero di San Giovanni, nella piazza omonima, di fronte alla Cattedrale, divenuto quindi nei secoli il fulcro dei festeggiamenti a lui dedicati.

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Calcio Storico Fiorentino

Il “calcio fiorentino”, anche chiamato “calcio storico” o “calcio in costume” è una tradizione fiorentina che risale al XV secolo. Si tratta di un calcio mescolato con il rugby (e quasi con la lotta libera oggigiorno!) poiché la palla viene presa con le mani; si giocava soprattutto durante il carnevale e per questo motivo ha assunto anche il nome che fa riferimento ai costumi. Oggigiorno i giocatori si vestono con abiti storici, ognuno con i colori della propria squadra; sono quattro squadre una per ognun quartiere storico della città: Santa Croce (azzurri), San Giovanni (verdi), Santa Maria Novella (rossi) e Santo Spirito (bianchi).
Nel XV e XVI secolo, il “calcio fiorentino” era un gioco considerato aristocratico, derivato dal calcio che giocavano i ragazzini per la strada o i soldati negli accampamenti militari, però di più alto livello, per questo motivo alcuni dei principali cittadini di Firenze avevano partecipato, come Piero de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, Giulio de’ Medici (futuro papa Clemente VII) o Cosimo I il Granduca. Si giocava alternativamente nelle principali piazze della città, però la versione che è arrivata fino a noi e che si è convertita in una delle feste tradizionali della città fu quella giocata dai militari, e da quel momento il gioco si sviluppa in senso più popolare e imita una partita importante nella storia della città: quella che giocarono i fiorentini nel febbraio del 1530 durante l’assedio che la città subì da parte delle truppe spagnole di Carlo V. Mentre la città si trovava sotto l’assedio del generale del re-imperatore (1529-30), i fiorentini decisero di giocare la loro tradizionale partita di “calcio” in piazza Santa Croce per dimostrare ai loro nemici, che stavano accampati lì vicino, fuori dalle mura, che non si lasciavano intimidire dalla situazione e che neppure avrebbero smesso di divertirsi.

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23 maggio: La Fiorita

Ogni 23 maggio a Firenze si festeggia la “Fiorita” in memoria della morte di Girolamo Savonarola, avvenuta nel 1498, un frate che scombussolò la città dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, creando terrore e “condannando” i fiorentini per i loro gusti lussuosi, per la loro “venerazione” verso altre religioni e per la loro arte pagana.
Ma chi era questo personaggio e cosa accadde esattamente?
Nato a Ferrara da una famiglia di origini nobili il 21 settembre 1452, Savonarola da piccolo fu orientato agli studi di Medicina che ben presto lasciò per diventare frate domenicano.
Nel 1482 arrivò a Firenze, chiamato dallo stesso Lorenzo il Magnifico, che fu attratto dalla sua fama di grande oratore e consigliato di fare questo dai suoi uomini di fiducia, ed entrò nel convento di San Marco. Savonarola conquistò i fiorentini con le sue prediche appassionate e ben presto si guadagnò un importante gruppo di seguaci. Questi si organizzarono nella setta penitenziale dei “Piagnoni”, così chiamata per le lacrime versate durante i sermoni di Savonarola e legata anche al nome della campana del convento di San Marco, la Piagnona, che suonerà ininterrottamente chiedendo aiuto quando gli “Arrabbiati” assaliranno il convento per catturare il frate. Fustigatore della corruzione e della decadenza della Chiesa, predicava la penitenza come sola via di salvezza. Contrario a ogni lusso, che riteneva fonte di depravazione, faceva processare chiunque giudicasse dissoluto, organizzando i cosiddetti “falò delle vanità”, cioè roghi di opere d’arte, libri, strumenti musicali e altro.
Il suo potere crebbe dopo la morte del Magnifico e con la cacciata dei Medici da Firenze. Approfittando di un momento di perplessità, e del grande vuoto che il più illuminato dei Medici aveva lasciato ai suoi concittadini, Savonarola continuò le sue prediche sulla fine del mondo, e si occupò di riformare il governo fiorentino, per esempio introdusse il Gran Consiglio, formato da 1500 membri, per i quali fu costruito il famoso Salone dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio, perché essi dovevano riunirsi 500 alla volta (per la sua complessità questo organo non funzionò mai).

Foto: @miogr

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