I Bartolini Salimbeni: quando si dice che chi dorme non piglia pesci!

Torniamo a parlare di una famiglia importante di Firenze, questa volta con i Bartolini Salimbeni… che in realtà erano originari di Siena, proprio ai tempi in cui queste due città erano acerrime nemiche: durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini nel XIII secolo. Il cognome allora era solo Salimbeni, e i suoi componenti, erano, di fatto, ghibellini: forti dei loro soldi di mercanti, poterono  aiutare le truppe senesi ghibelline contro quelle guelfe di Firenze nella Battaglia di Montaperti (1260). Firenze, dopo la sconfitta cocente, diventerà ghibellina per quasi sei anni: si dovrà attendere la sconfitta di Manfredi di Sicilia a Benevento (1266), per ristabilire il potere guelfo. Ma questa è un’altra storia!

Torniamo alla nostra famiglia, che ben presto però si trasferì proprio a Firenze, per seguire le vie del commercio e della mercatura. Fu Bartolino Salimbeni a volersi spostare, e fu così che il cognome venne dapprima cambiato in Bartolini, per nascondere così la loro vera identità di ghibellini in territorio nemico, ma poi venne integrato da quello originale, e divenne così Bartolini Salimbeni.

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I PUCCI

Le famiglie benestanti di ogni città sono quelle che condizionano la storia e, a volte, la politica; spesso sono state importanti per l’economia e per l’arte, convertendosi in mecenati di artisti, poeti, intellettuali e scienziati.

Nel caso di Firenze, le famiglie potenti erano molte e la maggior parte si arricchì durante l’epoca medievale grazie principalmente a due attività: quella bancaria (erano usurai) e il commercio. In un centro storico così ridotto vi erano concentrate un gran numero di queste famiglie, divise tra i quartieri, alleate o rivali tra di loro. Questo fu il “gioco” che definì la storia della città soprattutto in epoca medievale e rinascimentale, ma che comunque, in modi diversi, è arrivato fino ai tempi moderni. Le alleanze, stipulate soprattutto attraverso matrimoni, per salire nella scala del potere o per sconfiggere nemici comuni o rivali negli affari erano all’ordine del giorno. Il governo di Firenze era una Repubblica che però si convertì in Signoria proprio quando il potere venne concentrato nelle mani dei principali signori fiorentini, ovvero membri delle più eminenti famiglie cittadine. Questo governo ripartito tra le principali famiglie si mantenne (almeno apparentemente) anche con l’arrivo dei Medici, che divennero fin da subito la famiglia dominante fino all’estinzione della dinastia. Questa situazione cambiò con uno dei Medici, Cosimo I, a metà del XVI secolo, quando egli divenne duca di Firenze, e fu così che da quel momento il potere passò nelle mani della sua famiglia, succedendosi di generazione in generazione.

 

 

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